Dietro le quinte di “Il Divano”: Un’intervista con Carlotta Lo Galbo

Dalla sua passione per la scrittura all’incontro con gli albi illustrati, ogni risposta di Carlotta Lo Galbo, scrittrice dell’albo illustrato “Il Divano“, rivela un pezzo unico della sua storia artistica.

A che età è nata la tua passione per la scrittura? Come ti sei avvicinata al mondo degli albi illustrati?

Il giorno della mia prima comunione ricevetti un regalo inaspettato, lontanissimo dai regali tipici che si fanno alle bambine e ai bambini in quella occasione. Niente che avesse a che fare con collanine d’oro (per cui ho sempre avuto un forte ribrezzo, sono convinta di essere morta strozzata da collane d’oro nella mia vita passata) o buste con “oro” dentro. La fidanzata dei tempi di un caro cugino, una ragazza straordinaria, si avvicinò a me e mi diede un pacchetto. Ricordo ancora come si mise i capelli dietro le orecchie mentre si abbassava per avvicinarsi e vedere la mia faccia mentre scartavo quell’insolito regalo. È un diario segreto, disse. Non ho mai più smesso di scrivere.

Devo al diario e all’esercizio umano della scrittura il conseguimento dei miei studi nella scuola dell’obbligo. La scuola non era proprio il mio posto. Scrivere, inventare e trasformare la realtà in fantasia o la fantasia in realtà era l’unica cosa che rendeva lieve e piacevole il mio dovere da alunna.

Riguardo al mio incontro con gli albi illustrati… mi fermo un secondo a pensarci. Quando è successo?
Nel 2017 ho iniziato a insegnare italiano L2 nelle scuole tedesche in provincia di Bolzano.
Ero sprovveduta e spaventata da quell’inizio e pensai che l’unico aiuto valido potevo riceverlo dalle mie passioni più care. Così pensai alla scrittura, alla poesia, ai libri e quindi agli albi illustrati, come oggetto prezioso in grado di conciliare parole, poche, e immagini, molte. È uno strumento validissimo per creare un legame con chi ascolta e guarda, introdurre parole e significati che insieme alle immagini possono fornire livelli di interpretazioni differenti; talvolta più semplici, altre volte più complessi. Ho scritto la mia tesi di laurea magistrale proprio sulla didattica L2 con l’ausilio degli albi illustrati.
E poi è diventata una droga, ne ho comprati tantissimi. Sto pensando che forse tutti questi albi illustrati mi hanno fatto venire voglia di fare un figlio e poi un altro subito dopo.

Quali sono i tuoi scrittori di riferimento o stili narrativi?

Ci sono davvero tante autrici che vorrei nominare. Prima fra tutte Susanna Mattiangeli per la sua dolce irriverenza. La magia e l’istinto nel trattare il mondo di giovanissime e giovanissimi che crescono nelle storie di Nadia Terranova, la poesia delle cose semplici di Cristina Bellamo e la franchezza, gli imperativi nelle favole tratteggiate da Carola Susani che, con i suoi racconti e aneddoti anche personali, mi ha trasmesso il bisogno di rigore, fedeltà e altissima considerazione nei confronti dei lettori che cercano spinte autentiche per crescere davvero attraverso la lettura.
Carola, Susanna e Nadia tengono inoltre un corso di scrittura per l’infanzia presso la Scuola del libro, un corso molto prezioso in cui ho imparato molte cose. “Il Divano” è nato proprio in quel periodo.

Quando leggo un albo illustrato, invidio da morire la bravura delle illustratrici e degli illustratori.
Quando, per esercizio, provo a imitare le voci e l’intenzione delle mie scrittrici preferite, l’uso della parola mi dà l’illusione che io possa avvicinarmi a loro e diventa una spinta per continuare e insistere. Invece, la materia oscura dell’illustrazione rimane semplicemente inarrivabile per me.

Descrivi il luogo in cui sei solita lavorare e quali sono i tuoi strumenti.

Non ho dubbi: il letto. Circondata da libri, fogli, quaderni, tappeti, penne e colori. Magari poi non utilizzo tutto, ma quando mi posiziono sento che deve esserci tutto. Ci sono ovviamente altri luoghi in cui mi piace scrivere, specialmente posti in cui c’è tanta gente come i caffè. Passo dal bisogno di stare in un mondo soporifero che in genere mi porta a versi, poesia, a un mondo come quello caotico dei bar in cui mi invade il bisogno di prosa. Gli albi illustrati stanno in mezzo a questi due mondi, infatti li “scrivo” praticamente in piedi, appuntando su fogli volanti e per lo più a casa mentre vivo la vita quotidiana con i miei figli a cui rubo tante cose e anche per questo sarò sempre in debito con loro. Sono anche i miei primi editor e lettori esigenti. E mi fido, mi fido molto di questi due.

Ispirazione o metodo? Parla del tuo punto di vista narrativo.

Sono una romantica convinta e quindi vorrei poter rispondere “ispirazione” e basta. La verità dei fatti però è un’altra e in effetti ha anche a che fare con il romanticismo. Quando il desiderio di scrivere diventa così forte al punto da vedere storie ovunque, lì entra in gioco la necessità di un metodo che nel mio caso si tratta nel dare un limite alla produzione eccessiva di idee per cercare di inseguirne solo una, o due al massimo (va bene, capita anche tre). Anche perché troppi personaggi “nati vivi volevano vivere” (come dice Pirandello) e io li ho abbandonati troppo spesso per rincorrerne altri che “volevano vivere” pure loro. Il mio metodo consiste nel fare esercizio del limite, del focus e della concentrazione fondamentale affinché vada in porto un progetto. Lavorare coordinandomi con altri autori ovviamente mi dà una spinta enorme perché sento che la vita di questi personaggi dipende da più mani, quindi da più cuori che battono.
L’ispirazione è la possibilità che ti viene a cercare, il metodo è la forza di volontà che devi trovare.

Ti senti soddisfatta del risultato o stai sperimentando nuovi linguaggi?

La soddisfazione, nel caso di questo progetto “Il divano”, stava nel vedere il progresso nel lavoro di Stefano Raggi, l’illustratore pieno di cuore con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere questa pubblicazione.
Per quanto mi riguarda, penso sempre di poter fare di meglio e di più.
Altri linguaggi sì, sempre e per sempre. Amo la danza, il teatro, la musica, il cinema e il mio tentativo è quello di mescolare sempre le cose.
Capire come il corpo, l’azione, il suono e il linguaggio in movimento possano entrare tutte in un testo scritto mi interessa moltissimo.

Quali sono i tuoi desideri e progetti per il futuro?

Sono tantissimi, ovviamente, ma cerco di circoscriverli per dare risposte concrete.
Sicuramente vorrei pubblicare un’altra storia con le illustrazioni di Stefano Raggi perché c’è molta affinità tra noi. Il lavoro grandioso di Angelo Bruno, l’editore, è stato anche quello di aver scommesso su questo legame e in effetti ha funzionato. Quando andai a sbirciare i lavori di Stefano, ho subito iniziato a sognare altre storie.
Per concludere, a proposito di desiderio, dico che voglio anche amarmi un po’ e provare una certa tenerezza per questo bisogno profondo di creare continuamente storie, pescando e cercando nella contingenza, nella vita che passa, nelle persone che incontro.
Spero non si spenga mai perché al di là di ogni pubblicazione, poter inseguire questi personaggi vivi, queste storie, mi conduce sempre dentro un luogo sicuro, come quando sto dentro una sala danza, come quando dormo nel letto con i miei figli.

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