L’angolo delle armi deposte e della memoria perduta

Racchiuso in quell’angolo, tanti ne ho visti passare: lenti, di fretta, accorti, distratti, accompagnati, solitari, giovani, vecchi, grigi, colorati, altezzosi, timidi, sicuri, confusi.

C’è sempre qualcuno che cerca qualcosa: un libro o una stanza del grande palazzo, un artista o un’amica.

Una vaga e continua ricerca, con passi e passaggi, di volti e figure.

C’è anche chi ha perso se stesso e prova a trovarsi attraverso parole di altri.

C’è chi si è perso e basta. E chi più non si cerca.

Un cerchio, un giro attorno a se stesso, e nel mezzo gli anni passati, la vita vissuta, i ricordi che affiorano lenti e sbiaditi.

“Scusi,la Sala degli Stucchi?”

“É la sala in fondo a destra, signora. Credo che suo marito la stia cercando”.

E così: la gente anela certezze, meglio se sulle ovvietà.

É un bisogno di approdi sicuri, che prestano ascolto e danno risposte a domande di semplicità.

Oggi c’è un vecchio signore, vestito di un grigio cappotto; gli occhiali bassi sul naso, un largo sorriso che cerca uno specchio di volti reali.

Continua a girare. Si è perso, non può più tornare.

Io torno, invece, e rimango. Nel mio angolino sicuro.

Da qui vedo chi passa, chi torna, chi va e si è perso per sempre.

Ho occhi calati su un libro a colori. La storia mi piace.

“Scusi, la Sala Stucchi?” .

Ecco, riprende, non posso arrestarla, la storia continua, le vite che passano e pure la mia.

 

Immagine tratta dal lungometraggio animato “L’illusioniste” di Sylvain Chomet.

Le memo di smemo. 1^ puntata

I gemelli AUT-AUT guidavano il pullmann fatiscente che ogni giorno ci portava a scuola. Uno INGRAO la marcia mentre l’altro guidava. Quando pioveva eravamo costretti ad aprire il PIRANDELLO per non ABBAGNANO tutti. La strada da percorrere era sempre la stessa. Passavamo dalla strada degli orologiai dove LONGINO sfornava orologi di gran lusso. A fianco i cinesi realizzavano gli PSEUDO LONGINO. La maestra aveva delle grandi POPPER che i mie compagni guardavano pieni di LEBENSWELT. Il momento più bello era quando ESCHER per ricreazione.  Mangiavamo tutti ARISTOTELE di maiale con patate LESSING. A volte ci venivano le FICHTE allo stomaco, era proprio DURER riprendere a studiare. Per digerire eravamo costretti a fare DOS PASSOS nel cortile. Solo dopo un sonoro ROTH rientravamo in classe. Alcuni compagni coraggiosi bevevano pure amaro caverna di PLATONE. I momenti più ALTHUSSER ce li regalava il professor JASPERS quando DUMAS una sigaretta.Era proprio strano, una volta in classe  si RADETZSKY il petto VILLON col DALAI LAMA. Una volta al mese andavamo a teatro, prezzo modico un euro a PESSOA. Il teatro era un po FREUD, la scuola era a CORTAZAR di fondi per il riscaldamento.

Memorie di un genovese

Mi capitò in un fine settimana del mese di Dicembre dell’anno 2017. Mi ritrovai ad una fiera del libro o forse dell’artigianato, non ricordo bene. Fiere, nomi e date non sono il mio forte. Piccoli editori. Erano tutti piccoli editori. In tavoli tutti uguali mostravano libri tutti diversi. Nel tavolo più piccolo dell’angolo peggio illuminato trovai ideestortepaper, collettivo di penne e matite storte. Mi piacquero le illustrazioni dei loro libri. Poi scoprii invece, che si trattava di quaderni. Le storie brevissime si trovavano nella seconda e nella terza di copertina. Da qualche parte c’era scritto “favole e storie brevi per lettori pigri”. Le lessi tutte. Erano dieci, come i dodici apostoli dopo la morte di Giuda e la fuga di Pietro. Non so se Pietro fuggì veramente, ma serviva per far procedere la storia. Tre minuti per racconto. Mezz’ora di sane e sghembe letture. Mi colpì la diversità delle cifre stilistiche (oggi si dice così). Tante perle tenute da un filo sottilissimo. A quel filo diedi un nome. Malinconia. Era un collettivo malinconico, ironico e colorato. Pieno di contrasti. Gli stessi contrasti che probabilmente avevano acceso il furore della scrittura e dell’illustrazione. Fu una delle mezze ore più interessanti dei miei ultimi 10 anni. Non so quanti di voi scandiscano il tempo in mezze ore. Ma vi garantisco che quella mezz’ora non è più andata via dalla mia memoria. Da buon genovese non acquistai nessun quaderno. Oggi undici dicembre 2027 ho ritrovato la foto che mi ha spinto a scrivere questa breve memoria per lettori pigri.