Buona Pasqua di dolcezze con una storia dei Mostrellini!

Vi auguriamo buona Pasqua con una storia di dolcezze di Ideestortepaper. I protagonisti non potevano che essere i Mostrellini, creature fantastiche, nate dai pennelli di Rosa Lombardo, le cui storie sono state immaginate da Eliana Messineo. Siete pronti a scoprire perchè i Mostrellini amino tanti i dolci?

“I mostrellini si nutrono solo di dolci. Lo zucchero è fondamentale nella loro alimentazione, perché è con i dolci che riescono a mantenere lucenti e sfavillanti i loro colori. Gianpappone, tutto giallo e un po’ cicciottello,  vorrebbe  volare alto, alto, sino a raggiungere le nuvole di zucchero filato, per poterle mangiare. Infatti Gianpappone, come tutti i mostrellini, è un golosone e mangia tantissimi dolci. Un po’ troppi forse…perché non riesce a sollevarsi da terra per più di 10 cm! Infatti,

Gianpappone, poverino, è sempre a dieta. Anche perché il suo sogno più grande, sai qual è? Fare il trapezista al circo! Si, quello che si lancia per aria e fa un sacco di salti e acrobazie. Per questa ragione, Gianpappone va a scuola di circo e per dimagrire si allena ogni giorno con Pelosetto, che lo porta a correre sulla spiaggia del mar degli zuccheri. Ma Gianpappone, anche quando corre, pensa sempre ai cornetti alla crema e ai bignè al cioccolato. Anzi, più corre, più ha fame. Tutti i mostrellini, però, sono sicuri che diventerà un bravissimo trapezista, perché tutti possono realizzare i propri sogni, anche quelli un po’ cicciottelli”.

Storie tratte da “I mostrellini di Rosa” e i “Mostricensi”. Li trovate nella sezione catalogo di questo sito.

Fiabe storte nel bosco con Palma Nana!

C’è un posto più magico di un bosco per leggere e raccontare delle storie? Se poi le storie sono quelle di Ideestortepaper, l’abbinamento con la natura è proprio perfetto.

Ed è per questo che abbiamo accettato, con molto entusiasmo, l’invito della Cooperativa Palma Nana a partecipare a uno dei loro week end immersi nella natura rigogliosa delle Madonie, nel borgo di Serra Guarneri. 

Il borgo, come ci raccontano gli amici di Palma Nana, nasce nell’ottocento come stazione di posta della transumanza. Dopo un lungo periodo di abbandono, Serra Guarneri è diventato, prima un Centro Botanico, per lo studi delle piante del Parco delle Madonie, e poi un Centro di Educazione Ambientale del WWF, sede dei Campi Scuola, Giornate in Natura, Week End, dei Campi Avventura e delle Vacanze Natura che la cooperativa organizza.

L’allegra ciurma di Ideestortepaper parteciperà ad una di queste giornate di immersione nella natura.Quando? Domenica 6 maggio, iniziando la giornata con una passeggiata guidata nel bosco di Guarneri tra le querce, i frassini e i corbezzoli, lungo un percorso adatto a tutti, anche ai più piccoli!
Dopo la passeggiata saremo felici di raccontare le storie più magiche di Ideestortepaper a tutti i partecipanti, che riceveranno, per l’occasione uno dei nostri “librerni”. Che aspettate a prenotare il vostro posto nella natura?

Tutte le info sul programma del week end in cui ci saremo anche noi, potrete trovarle cliccando qui.

Ci vediamo nel bosco!

 

A Pasqua, quaderni Ideestortepaper e uova di cioccolato!

Non è Pasqua senza uova di cioccolato!

In verità, per nostra fortuna, le tradizioni gastronomiche siciliane e italiane aggiungono molte altre varianti a questo abbinamento a base di zuccheri e cacao.

E allora, ne vogliamo suggerire un altro, che accende i neuroni e consente di eliminare (almeno in parte) le calorie acquisite, con grande godimento, durante i prossimi giorni di festa: abbinare all’uovo di cioccolata per i vostri bambini o per i vostri affetti maggiorenni, uno dei nostri “librerni”!

Quale? Beh, in effetti avete l’imbarazzo della scelta. Proprio come se doveste scegliere tra un uovo al cioccolato fondente, uno al latte, uno alle nocciole, ecc. ecc.

Sono già 16 i titoli dei nostri quaderni con storie brevi e li trovate tutti qui.

Mentre per sapere dove trovarli, se non volete approfittare dello shop on line e preferite sfogliarli e respirare il profumo della carta, su cui sono scritte e illustrate le storie del collettivo, allora cliccate qui. C’è l’elenco delle librerie e dei luoghi di cultura dove potrete trovarli.

Vi auguriamo di scartare il vostro uovo di Pasqua in ottima compagnia e di divere il cioccolato con chi più amate. E soprattutto di leggere e raccontare a chi vi sta a fianco, una delle storie di Ideestortepaper!

Creativa a chi? Workshop di parole, gioco e narrazione

  • Destinatari: ragazzi e adulti (dai 14 ai 99 anni)
  • Durata: 4 h (Sabato 14 Aprile dalle ore 10-14)
  • Dove: Pmo coworking, via P. Di Belmonte 93 – Palermo
  • Numero partecipanti: max 10
  • Contributo di iscrizione:  50 euro da versare il giorno stesso del workshop; i partecipanti riceveranno in omaggio un “librerno” Ideestortepaper e una penna
  • Info: tel.  3283016849 – mail:  info@ideestortepaper.com

Cosa è?

Quanti sono i corsi di scrittura creativa sparsi nel mondo virtuale del web e in quello cartaceo delle pubblicazioni di settore? Moltissimi. Pure troppi. E tutti, in qualche modo, sembrano voler definire gli ambiti della creatività e della scrittura, racchiudendoli in un esercizio di stile, che poco spazio lascia al gioco, al divertimento, alla sperimentazione, ma anche al rigore dell’atto creativo.

Tutti siamo nati per essere scrittori? Probabilmente no. Ma tutti possiamo divertirci a  giocare con le parole, con la nostra immaginazione, con le ispirazioni che vengono dai nostri sensi, dal mondo esterno, da immagini e da vita vissuta o in corso.

E questo è proprio un “non corso”, un piccolo e breve percorso un po’ anarchico che non vi darà dei consigli su come diventare scrittori, ma proverà a stimolare la vostra fantasia attraverso il gioco, le parole, il divertimento creativo.

Cosa si fa?

Il workshop è ispirato da quello che ci circonda quotidianamente: immagini, odori, suoni sapori, emozioni, fantasie, sogni, visioni, letture, desideri, passioni.

Ognuno ha i suoi “motivi ispiranti e ispiratori”. Cercheremo di metterli insieme, con buona pace di Gianni Rodari, Bruno Munari, Italo Calvino, Raymond Queneau, Raymond Carver, Umberto Eco, Stefano Bartezzaghi, Davide Enia, Niccolò Ammaniti, Anna Maria Testa, la letteratura per ragazzi, le fiabe, le storie ascoltate o viste per strada.

I temi dei giochi di parole, lingua, stile e scrittura, viaggeranno su questi binari:

  • Perché un “non corso” di scrittura creativa
  • Cosa è la creatività; cosa è la fantasia
  • Scrivere per giocare, per raccontare, per avvicinarsi agli altri
  • L’immaginazione e il rigore: scomporre e interpretare la realtà
  • Il gioco creativo come un labirinto
  • Inventare una storia da un’ immagine, da un ricordo, da un personaggio, da un luogo
  • Incipit e finale
  • Lo stile narrativo e le lingue possibili
  • Il protagonista di una storia
  • Scrivere una storia breve

Cosa vi diamo?

Ai partecipanti sarà fornito il necessario per svolgere gli esercizi di scrittura e gioco creativo del workshop: un quaderno (“librerno”) firmato Ideestortepaper, su cui appuntare, scrivere, inventare pensieri, riflessioni, storie e una penna con cui gettare inchiostro sulle pagine bianche tutte da riempire!

Cosa serve?

Non serve avere esperienze pregresse in corsi analoghi. Non serve essere scrittori. Basta solo avere voglia di giocare e di condividere parole e sogni, insieme ad altre persone, in poche ore in cui tutto può succedere, proprio come in una storia di cui non si conosce il finale.

Chi lo conduce?

Eliana Messineo, “scrivana” e Presidente di Ideestortepaper.

Per iscriverti compila questo form:

Creativa a chi? Workshop di parole, gioco e narrazione
condotto da Eliana Messineo
Sabato 14 aprile dalle 10 alle 14
Pmo coworking, Via P. Di Belmonte 93

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“Quella cosa che succede ai rospi” di Antonella D’Amico

Si stavano ancora chiedendo com’era avvenuta la morte del rospo. Eppure era di una logica impeccabile, posto che non avevano fatto altro che catturarlo e lasciarlo marcire dentro una gabbia.

Nei giorni precedenti, erano andati a raccogliere gigli in vista della novena, che sarebbe iniziata tra i primi banchi della chiesa, per protrarsi fino al principio dell’estate.

Carlo sapeva bene che il rospo sarebbe morto; quello che non si spiegava era l’attrazione che circondava l’evento, la malsana curiosità di voler ammirare la pelle di un anfibio raggrinzita e pietrificata a causa dell’assenza di acqua.

Nella casa diroccata, dove avevano nascosto la gabbia del rospo, si entrava di soppiatto, dalle sbarre di ferro, facili da attraversare per i privilegi dell’età. Si spingevano sino al primo piano, stretti, con la schiena al muro. Metà della scala era crollata, motivo per cui bisognava mantenere l’equilibrio nello schivare i rami che, dalle finestre, sporgevano verso l’interno. Quella casa pareva costruita al contrario, come una maglia infilata male. C’erano solo letti di falò. Lì dentro, ricostruivano una vita che immaginavano ordinaria e pulita, con le donne che cucinano polpette di sabbia bagnata e spezzano il basilico con le mani. Quell’odore era casa. Quell’odore era Luisa, con le unghie nere di more.

Anche Luisa andava sino al piano di sopra per osservare l’agonia del rospo, per stuzzicarlo con i rametti o solleticarlo con le foglie degli ulivi. A quei tempi, la morte era quella cosa che succede ai rospi.

Nell’estate della novena, ci si riuniva ai piedi dei santi, per recitare le litanie. La parte più bella era la pietà. Pietà, Signore. Pietà, angeli e santi. Pietà. Una pietà annoiata.

Carlo sapeva di dover recitare il rosario al posto di sua madre. “Gesù lo sa che non ho tempo”, diceva lei. Doveva recitarlo per intero, altrimenti suo padre sarebbe morto.

Anche Luisa recitava, seduta sulla sedia di corde e legno. Luisa dai capelli lisci e morbidi, continuava a guardarsi le punte dei piedi, che dondolavano allegramente sotto la sedia.

In realtà, entrambi sarebbero scappati volentieri per infilarsi in quella casa, a guardare il rospo in gabbia, a spiare ogni singolo e minimo movimento della morte. Una morte annunciata, senza alcuna ipotesi di salvezza.

Intanto, Carlo stuzzicava dio con i grani del rosario. Gli chiedeva salvezza per il padre. Gli avrebbe, poi, chiesto anche Luisa, con i suoi capelli morbidi, con quei piedi che dondolavano sotto la sedia. Avrebbe chiesto pomeriggi o una vita intera da trascorrere a veder morire rospi e raccogliere gigli, che avrebbe portato ai piedi dei santi per i secoli dei secoli.

Di certo, suo padre sarebbe morto se non avesse terminato il rosario della novena.

Carlo credeva che se avesse rinunciato a tutto, alla marmellata di more, ai rospi, alle corde e ai giochi sul muretto, persino a Luisa, suo padre sarebbe rimasto in vita.

Tutto il resto era lei, Luisa che leggeva libri difficili e stava sempre muta e ferma davanti al fiume secco. Avrebbe voluto solamente afferrarla, scuoterla, darle vita; senza capire che lei stessa era la vita che veniva, che apriva le porte, che faceva sbattere le finestre.

Intanto, suo padre se ne stava sul letto a guardare il soffitto, nascosto dietro la libreria del salotto.

A quei tempi, la morte era quella cosa che succede ai rospi.

Il padre di Carlo morì nella notte, che era ancora estate. Niente sarebbe riuscito a risvegliarlo. Anzi, i medici si chiedevano come fosse riuscito a durare così a lungo. Prese a immaginare il suo corpo nell’istante della morte: lo pensò col sangue depositato sulla schiena o lungo la parte inferiore degli arti, trasformato in tronco nero e solido.

Per prima cosa, dentro la bara, gli sarebbero saltati via gli occhi. Lo immaginò gonfiarsi sino a esplodere. Comparò questa immagine con la cravatta che gli solleticava la guancia. E ancora, ne immaginava la postura lungo la riva mentre si immergeva e nuotava per metri che parevano chilometri – si ricordò della paura di non vederlo riemergere – e invece riemergeva sempre.

Riemergeva senza occhi e poi esplodeva come un rospo.

Molti anni dopo, al caffè del centro, Carlo rivide Luisa e le raccontò banalmente di quell’insano desiderio che provava per lei e che l’aveva mosso da piccolo, quando pregava che il padre si salvasse. Glielo raccontò in maniera innocente, come fosse un segno.

Le disse che quel giorno, mentre sperava di essere ascoltato, evidentemente aveva scelto lei.

Le parlò del freddo che faceva nel paese in cui suo padre era stato seppellito, dei cadaveri che non si decomponevano con l’aria di neve, del rintocco sordo delle campane nella valle, mentre lui sceglieva. E sceglieva lei, la marmellata di more, il rospo rinsecchito, i gigli ai piedi dei santi. Lei e non suo padre che intanto moriva sotto strati di terra innevata, che si immergeva senza occhi e che ancora non si decideva a decomporsi.

Luisa, di tutta risposta, gli disse che la morte in fin dei conti rimane quella cosa che succede ai rospi.

Gli disse, ancora, che aveva preparato la crostata di more e, se avesse voluto,poteva salire al piano di sopra e assaggiarla.

Un racconto breve di Antonella D’Amico per Ideestortepaper

L’illustrazione in copertina è di Mariagiulia Colace

Buona Primavera di storie e illustrazioni!

Quale altra stagione, se non l’amata Primavera, può esprimere al meglio la rinascita, l’esplosione di colori, la voglia di gettarsi in nuove avventure al fresco di verdi prati, acque azzurre e luoghi incantanti, usciti dal torpore del lungo inverno?

Anche gli illustratori di Ideestortepaper hanno tirato fuori i loro pennelli e i colori più belli e sfavillanti per regalarvi delle illustrazioni di buona Primavera!

Tra fiori, acque, cieli popolati da balene colorate e mercati pieni di frutti succosi e colorati, eccola qui la Primavera di Ideestortepaper che vi accompagnerà nei prossimi mesi di tiepidi temperature e giorni assolati!

 

Buona Primavera a tutti e tutte da Ideestortepaper!

Le illustrazioni nel testo sono di Rosa Lombardo e Nina Melan.

L’illustrazione di copertina è di Rosa Lombardo.

 

Tanti auguri a tutti i papà!

É il 19 marzo e oggi si festeggiano i papà, quelli che ci tengono tra le loro braccia, sin da piccoli, e che ci raccontano le storie della buonanotte, con un bacio prima di andare a dormire.

Come il Ragionier Bianchi, sempre in viaggio per lavoro, che ogni sera, alle nove, raccontava una favola brevissima alla sua amata figlia. Lo sapeva, Gianni Rodari, di quanto siano importanti le storie per crescere bene!

E come “Le favole al telefono”, anche le altre storie sono piene di papà che proteggono i propri figli dalle difficoltà della vita, riempiendo il loro presente di racconti fatti di certezze e affetto.

Anche le storie di Ideestortepaper narrano di padri che accolgono, riscaldano, raccontano storie, insegnano a vivere, lasciando però lo spazio ai propri figli, di sbagliare, di provare con la propria pelle cosa voglia dire crescere e stare al mondo.

Come lo zio Vicè, il papà di Tanino, ne “Il gatto con gli stivali della Vucciria”, che si sacrifica una vita intera per dare al proprio figlio sfaticato un’educazione e un futuro sereno.

O come il papà di Edith, che raccoglie cacao, scuro come la sua pelle, per consentirle di iniziare una nuova vita a Ballarò, insieme a tante nuove mamme e tanti nuovi papà.

O ancora i papà che lottano con il mare, ma che nel mare trovano anche la pace, dialogando con i propri figli per tutta la vita, attraverso una conchiglia, come in Emi e le conchiglie e in Parlare al vento.

E allora, cari papà del mondo, raccontatele sempre le storie belle, perchè i vostri figli se le ricorderanno per sempre!

Tanti auguri a tutti voi, dai nostri papà e da Ideestortepaper!

Storte e Fantastiche Creature da Bed & Book!

Continua il nostro tour in giro per i posti belli di Palermo, a raccontare le storie storte del nostro collettivo!

Questa volta ci ospita un luogo che è un po’ un B&B, un po’ una libreria, ma è soprattutto uno spazio di incontro tra persone, di costruzione di relazioni attraverso la cultura, le parole, le arti.

É Bed & Book, che domenica 18 marzo organizza un evento molto speciale a cui non potevano mancare.

“Storte e Fantastiche Creature” sarà una Domenica di Primavera, di letture, presentazioni e visioni fantastiche, condivise con Bed & Book e con la casa editrice Il Palindromo, che presenterà la sua nuova opera editoriale “Creature fantastiche di Sicilia” di Rosario Battiato e Chiara Nott.

L’evento inizierà alle 17,30 e si svolgerà tra gli spazi interni di Bed & Book e il suo verde giardino, che accoglierà tutti i partecipanti, in una sorta di benvenuto alla Primavera, che ci auguriamo riscalderà tutti quanti.

Se il meteo non dovesse regalarci miti temperature, non temete!

Provvederanno a riscaldarci le illustrazioni in mostra negli spazi di Bed & Book, tratte dalla pubblicazione del Palindromo e dai nostri quaderni con storie brevi, e naturalmente le storie che saranno narrate nel corso della serata.

Per l’occasione, Ideestortepaper presenterà alcune delle sue storie “più fantastiche”, compresa una nuovissima uscita nella collana Mandamenti:

“Una volta per sbaglio” di Nunzia Lo Presti, illustrato da Mariagiulia Colace, collana Favole e storie per lettori pigri;

“Sette Fate di Ballarò” , un nuovo racconto di Gioacchino Lonobile, illustrato da Nina Melan, collana Mandamenti;

“Parlare al vento” di Adele Cammarata, illustrato da Rosa Lombardo, collana Mare;

Leggono le storie di Ideestortepaper: Nunzia Lo Presti e Mariagiulia Colace. Le musiche sono di Giulia Cancilla.

Qui il link all’evento fb con tutti i dettagli per partecipare a questa giornata di magiche e fantastiche letture!

Vi aspettiamo da Bed & Book, domenica 18 marzo alle 18, in via Collegio del Giusino 15.

 

Sette fate di Ballarò: un nuovo racconto Ideestortepaper!

Chi lo dice che le fate vivono solo nei libri di fiabe per bambini e vestono tutte di turchino e di rosa?

Ci sono fate dai lunghi capelli, belle come le più belle tra le donne, che arrivano in sogno, traghettandoti, come in un mare calmo, da dolci sogni ad ancor più dolci realtà.

Il loro abbraccio è materno ma anche sensuale, ed è reso caloroso dall’anima dei luoghi, delle cose e delle persone che le generano.

“Sette fate di Ballarò”, una favola senza tempo, ambientata in uno dei quartieri più magici di Palermo. Un racconto breve di Gioacchino Lonobile, illustrato da Nina Melan, per la collana Mandamenti.

Lo trovate nella sezione Catalogo del nostro sito e in vendita nelle librerie che accolgono i nostri quaderni con storie brevi per lettori pigri.

YUSSUF E GLI DEI, di Giuseppe Mazzola

C’era una volta un bambino di nome Yussuf, che viveva in un piccolo villaggio in una terra molto lontana. Yussuf era l’unico bambino del villaggio e quindi non aveva nessuno con cui giocare. Ogni giorno Yussuf pregava gli dei di mandargli un compagno di giochi, ma nessun dio lo ascoltava. Un giorno andò al vicino ruscello a pregare Amilla, la dea dell’acqua, ma l’unica risposta che ricevette fu  il rumore del fiume che scorreva. Il giorno dopo salì sulla montagna per pregare Youtu, il dio del cielo, ma nel silenzio sentì solo il soffio del vento. Provò con Kallah, il dio del fuoco e  Kishna, la dea della terra. Niente. Yussuf non ebbe risposta da nessuno di loro.

Quando non pregava gli dei, Yussuf giocava con un piccolo scalpello che gli aveva regalato suo padre, che di mestiere lavorava la pietra. Yussuf scolpiva i sassi che raccoglieva lungo il suo cammino e, settimana dopo settimana, mese dopo mese, era diventato incredibilmente bravo. Quando pregava Amilla, si immaginava i suoi lunghi capelli fluenti mossi dall’acqua ed i suoi limpidi occhi azzurri. E trasformava le sue visioni in piccole statue di pietra: il possente Youtu che con la sua forte mascella soffiava via le nuvole dal cielo; Kallah, magro e guizzante che ballava al ritmo delle fiamme; Kishna, rotonda e sorridente, rivestita dal suo manto di foglie. Yussuf aveva scolpito una statua per ognuna delle divinità che aveva pregato.

Yussuf aveva nascosto tutte le sue sculture in una buca che aveva scavato nel giardino dietro casa, perché era troppo timido per mostrarle a qualcuno. Un giorno suo padre, che era andato in giardino a prendere degli attrezzi di lavoro, inciampò per caso nella buca creata da Yussuf e, con sua grande sorpresa, trovò le statuette che vi aveva nascosto suo figlio. Wako (questo era il suo nome), che di pietre si intendeva, non poté fare a meno di ammirare la bellezza di quelle statue, così ricche di dettagli, da sembrare quasi vive. Wako andò da suo figlio per chiedergli se sapesse di chi fossero quelle statue e Yussuf, senza riuscire a guardarlo negli occhi, gli confessò che le aveva fatte lui. Yussuf disse al padre che aveva scolpito le statue degli dei che pregava ogni giorno, perché desiderava tanto un compagno di giochi. Wako abbracciò dolcemente il figlio e disse che lo avrebbe aiutato a realizzare il suo desiderio. Prese le statue e le portò al capo villaggio, anche se Yussuf non era molto contento di mostrare ad altri le sue opere. Il capo villaggio, un uomo molto anziano e molto saggio, ascoltò la storia di Wako e, meravigliato dalla bellezza delle statue, decise di far costruire un piccolo tempio dove esporre le statue, come omaggio agli dei e alla bravura del bambino.

Un giorno un mercante, che passava dal villaggio per scambiare le sue stoffe, vide il tempio, entrò e rimase meravigliato dalle statue che vi erano al suo interno. Il mercante chiese al capo villaggio chi fosse l’autore delle sculture e rimase ancor più stupito di sapere che fossero opera di un bambino. Il mercante volle incontrare Yussuf, il quale però si era allontanato per pregare uno dei suoi dei in chissà quale luogo fuori dal villaggio. Dovendo ritornare a casa, allora promise al capo villaggio che sarebbe tornato per incontrare il bambino.

Nel frattempo Yussuf continuava ogni giorno a pregare gli dei, per chiedere loro un compagno di giochi, e a scolpire le sue statue, che venivano poi portate nel tempio e per essere poste accanto alle altre.

Dopo qualche giorno che il mercante era andato via, al villaggio arrivarono due persone, venute per vedere le meravigliose statue degli dei scolpite dallo straordinario scultore bambino. E dopo queste due persone ne vennero altre cinque. E poi dieci. E poi trenta. Ed il villaggio divenne meta di viandanti che venivano ad ammirare le statue nel tempio ed a pregare gli dei. Ma nessuno riuscì a vedere Yussuf, perché era sempre troppo impegnato a scolpire le sue statue e a chiedere agli dei un compagno per giocare.

Dopo qualche settimana anche il mercante Jalah (questo era il suo nome), come promesso, tornò al villaggio, questa volta con tutta la sua famiglia, sua moglie Hafa ed una bambina, più o meno dell’età di Yussuf. Questa volta il mercante, deciso a conoscere il bambino che scolpiva le statue degli dei, decise di fermarsi al villaggio finché non lo avesse incontrato.

Quando, al tramonto, Yussuf tornò a casa, sentì da fuori la porta che suo padre stava parlando con qualcuno (Jalah il mercante, ma lui non poteva conoscerlo) e, non volendo disturbare, decise di andare direttamente nella sua stanza entrando dalla finestra sul retro. Quando entrò nella sua stanza Yussuf vide che c’era qualcuno. Era una bambina, più o meno della sua età, che stava giocando con le statue che Yussuf ancora non aveva finito di scolpire. Anche se non l’aveva mai vista, a Yussuf sembrava di conoscere quella bambina. Aveva i capelli fluenti di Amilla dell’Acqua, lo sguardo fiero di Youtu del Cielo, il corpo sottile di Kallah del Fuoco ed il sorriso gentile di Kishna della Terra. La bambina, non appena vide Yussuf entrare nella stanza, si voltò verso di lui e gli disse:

“Ciao, sono Maya. Vuoi giocare con me?”

di Giuseppe Mazzola

L’immagine in copertina è tratta dal lungometraggio animato “Kirikù e la strega Karabà”